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Articolo di Fabio Isman tratto da “Il Messaggero”I caschi blu della cultura per difendere l’arte a rischio

L’Italia ha costituito, per prima al mondo, una «forza di pronto intervento» che soccorra i Paesi nei conflitti, e difenda il patrimonio culturale: 60 persone.
In fila alle Terme di Diocleziano ci sono dieci carabinieri, dei 30 che formano il nuovo reparto. Tuta nera da ordine pubblico, al comando di due capitani: uno è donna. Sulla spalla destra, scudetto tricolore; sulla sinistra, un distintivo tondo. Quello del Comando per la Tutela del patrimonio culturale (un dragone ditende il Pantheon), e attorno una dicitura: «Unite 4 Heritage», Unità per il patrimonio. È il primo embrione della “task force” costituita dall’Unesco.
Grazie all’Italia, esclama Irina Bokova, il segretario generale: «Altri Paesi ne seguiranno l’esempio». Applaudono quattro ministri: Dario Franceschini (Beni culturali), Roberta Pinotti (Difesa, che riconosce: Franceschini è stato il «motore» del tutto), Stefania Giannini (Università), Paolo Gentiloni (Esteri), che dopo, davanti a due antichi torsi togati, firma con la Bokova l’accordo, denso di profondi significati evalenze. Ai carabinieri italiani, definiti «experts» dall’Unesco, il compito «d’intervenire a protezione del patrimonio della cultura» dove occorra, e specie nei Paesi «interessati da conflitti armati». Valutando i danni; condividendo piani di difesa; addestrando personale locale; aiutando a trasferire oggetti culturali mobili, e metterli al riparo e al sicuro; combattendo trafficanti e predatori dell’arte clandestina; inserendo i reperti nel loro «database» di quelli ricercati (è il più vasto al mondo). Ovviamente, interverranno solo a richiesta dei singoli Paesi, e in collaborazione con l’Onu. A capo, vi sarà «un ufficiale superio re», spiega Tullio Del Sette, comandante generale dei carabinieri; «opereranno in quattro linee: operativa, addestramento, logistico, banca dati».
Il primo accordo tra l’Unesco e uno dei Paesi da cui è composto fa nascere i «caschi blu» della cultura, dicono i ministri; però, i veri protagonisti sono loro: i 10 uomini e donne in tuta nera, con l’inedito distintivo al braccio. L’Italia affiancherà a questi carabinieri tecnici e esperti di diverse specialità; 30 sono già in campo. Forse non per caso, subito dopo tutti sono andati all’Istituto centrale del Restauro, un altro pri- mato che possediamo, il quale (Franceschini) «è già pronto».
Da lontano, Antonio Paolucci afferma che «mestieri e saperi del restauro sono l’unico record rimasto all’Italia». Ancora Del Sette ricorda quanto i «carabinieri per l’arte» hanno fatto in passato fuori dai confini: in Afghanistan, o in Irak, dove «hanno salvato 650 siti» e recuperato oltre 1.500 «beni del Museo di Bagdad». Con le cifre dal 1969, quando, «primo reparto specializzato al mondo», il TPC fu fondato: «Oltre un milione e mezzo di oggetti recuperati, 750 mila pezzi di antiquariato e 300 mila falsi sequestrati». Erano 16 in tutto, ora sono 250. Pinotti: gli «assalti deliberati» alle antichità vogliono «distruggere oggetti identitari», insieme «al diverso e al pluralismo» (Gentiloni); l’Italia è «un solo primo esempio, replicabile»: specie ora che la Corte penale intemazionale sta pensando di trattare i crimini contro la cultura come quelli contro l’umanità. «Una nazione è viva quando è viva la sua cultura»: è un cartello affisso sul museo di Kabul nei giorni diffìcili del 2002. Contemporaneamente, si firma un altro memorandum: a Torino, nasce un centro Unesco, nel Campus Onu che già esiste, per assistere proprio l’Unesco nella sua convenzione del 1972, che protegge il patrimonio: la struttura si integra con i «caschi blu» della cultura; utile, dice il sindaco Piero Fassino, anche per formare il personale della «task force» e dei Paesi coinvolti.
Bokova evoca i 51 siti italiani del patrimonio Unesco (nessuno ne ha di più); Gentiloni le 170 missioni di scavo all’estero. Bokova dice che «bisogna difendere la civiltà»; che «siamo testimoni di un dramma mondiale, e di attacchi deliranti contro le minoranze; questo accordo apre un nuovo capitolo della protezione e della tutela: da Roma parte un messaggio forte, una risposta agli estremisti di ogni natura.
Il patrimonio non è soltanto la bellezza: bisogna arrestare le distruzioni e i traffici illegali, da cui gli estremisti traggono una cospicua parte delle loro risorse». Prodromo del tutto è stata la Dichiarazione di Milano, siglata all’Expo da oltre 80 ministri a difesa dei beni minacciati di distruzione nelle aree di crisi. L’Unesco formerà la «task force», la «Unite 4 Heritage», e l’Onu ne deciderà l’impiego: «Bisogna fare più in fretta possibile», conclude Franceschini. Perché gli Stati possiedono solo i monumenti in forma giudirica: «Ognuno è patrimonio di tutta l’umanità». E l’Italia è già pronta ad accorrere il loro difesa: con la volontà politica; e con 60 persone, per ora, in armi e non, armate del proprio sapere.