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Salvaguardia Patrimonio Culturale Immateriale

 

Salvaguardia Patrimonio Culturale Immateriale

La Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale (Parigi, 2003) è entrata in vigore il 20 aprile 2006 e l’Italia l’ha ratificata il 24 ottobre 2007.

La Convenzione si propone di rafforzare il sistema di protezione delle espressioni particolarmente vulnerabili dell’identità culturale dei popoli, costituito dalle tradizioni, dall’insieme dei saperi, delle espressioni linguistiche e artistiche in vari ambiti: teatro e musica, celebrazioni religiose e riti, tecniche tradizionali di artigianato e arti varie.

Il patrimonio immateriale è il riflesso della vitalità dei popoli, risultato dell’incontro di diverse culture, “fiori fragili dell’umanità” secondo la definizione di Claude Lévi-Strauss. E se il patrimonio immateriale è l’espressione dell’anima dei popoli, la sua salvaguardia può costituire un vettore di sviluppo sostenibile per le comunità, gli individui e i territori che di tale patrimonio sono insieme creatori e custodi.

 

Gli organi

L'Assemblea Generale degli Stati Parte della Convenzione si riunisce in sessione ordinaria ogni due anni. Fornisce orientamenti strategici per l'attuazione della Convenzione ed elegge i 24 membri del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.

Ai termini della Convenzione, gli Stati sono tenuti a contribuire al “Fondo del Patrimonio Culturale Immateriale” in base a quote percentuali fissate  dall’Assemblea Generale (attualmente l’1%del contributo versato all’UNESCO). Le risorse del fondo sono finalizzate all’assistenza internazionale - tecnica e formativa - in favore dei Paesi in via di sviluppo.

Il Comitato del Patrimonio Immateriale si riunisce una volta l’anno in novembre. E’ composto da 24 membri, eletti per un mandato di quattro anni.

Ha le seguenti funzioni:

  • identificare gli elementi del patrimonio immateriale da iscrivere nella Lista Rappresentativa, nella Lista di salvaguardia urgente e nel Registro di buone pratiche;
  • esaminare l’applicazione della Convenzione tramite i rapporti periodici elaborati dagli Stati membri;
  • valutare le domande di assistenza internazionale presentate dagli Stati parte.               

 


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